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Una favola senza tempo che incanta da 48 anni.

 


di Melania Di Giorgio

Ma voi, la voce di lassù… di Dio intendo... ve la siete mai immaginata? Penso che possa succedere nel corso della vita e ognuno, ovviamente, la sente in modo diverso.

Dopo il grandioso successo di: Tutti parlando di Jamie – il musical, Alessandro Longobardi per Viola Produzioni in collaborazione con Officine del Teatro Italiano, riporta al Brancaccio “Aggiungi un posto a tavola”.

L’indubbia firma di Garinei e Giovannini è tornata ad affascinarci con questa favola senza tempo che incanta le platee da 48 anni. 
"... un piccolo paese di montagna che sta qui, li… dovunque piaccia a chi sta ascoltando..." prende forma sul palcoscenico con l’inconfondibile scenografia realizzata dalla scenotecnica di Mario Amodio, che fu il costruttore nella prima edizione del ’74 e da Antonio Dari per la parte meccanica.

Questo incantevole spettacolo fu scritto tra il 1973 e 1974 da Pietro Garinei e Sandro Giovannini con Jaja Fiastri, i quali si ispirarono al romanzo After me the Deluge ovvero "dopo di me il diluvio" di David Forrest affidando la composizione delle musiche ad Armando Trovajoli.

Mentre nella primissima edizione abbiamo visto nei panni del protagonista Johnny Dorelli, in quest’ultima vediamo il suo erede legittimo, nonché suo figlio: Gianluca Guidi. Il ruolo di Don Silvestro, calza a pennello a straordinario artista italiano. La naturalezza e l’amore che ha riposto nell’interpretazione, arriva al pubblico che viene trascinato in ogni sua battuta e in ogni brano musicale.

Fantastico poi, il duo composto Don Silvestro e Clementina, interpretata dalla meravigliosa Camilla Nigro la quale, oltre ad essere un’incredibile cantante e attrice, quella sera ha dato un’ulteriore conferma della sua eccezionale bravura con l’assolo di danza in notte da non dormire. Inoltre, a dir poco esilarante, è stato il suo giocare con le sfumature della voce: per nulla banali, ma anzi, maestosamente comiche.

Nei panni del Sindaco Crispino c’è Marco Simeoli, meraviglioso artista a 360 gradi, che con il suo imperativo “Stai zeta!” ha letteralmente conquistato il pubblico. 

Renato Crudo, invece, interpreta il divertente Toto, donando al personaggio delle sfaccettature esilaranti.

Nel ruolo di Consolazione, ci delizia la straordinaria Lorenza Mario. Ha letteralmente ammaliato tutti gli spettatori con la sua voce e la sua sbalorditiva sensualità nei movimenti.
Incredibile, poi, è stato il salto coreografico durante il suo assolo che in un lampo l’ha portata da sotto a sopra il balconcino della scenografia.

Francesca Nunzi, fantastica Ortensia! Il connubio tra il suo personaggio e quello di Clementina, ha confermato l’alto livello dì comicità dell’opera, intrattenendo con maestria gli spettatori.

Come ciliegina sulla torta, abbiamo l’etereo Enzo Garinei che alla sua veneranda età di 96 anni, interpreta brillantemente La voce di lassù. La sua giovinezza d’animo ha lasciato il pubblico letteralmente a bocca aperta. Inoltre, al termine dello spettacolo, vederlo profondamente commosso ci ha confermato l’incommensurabile bellezza di quest’opera.

Un fantastico ensemble composto da 16 performer, diventa protagonista sul palco in molte scene nella ripresa teatrale di Gianluca Guidi. Uno spettacolo “leggendario” colorato dai bellissimi costumi di Giulio Coltellacci.

Da brividi la scena del diluvio universale: per un attimo il palco del Brancaccio sembrava veramente sommerso dalle acque. Commovente, invece, la scena finale con il volo della colomba.

Aggiungi un posto a tavola è uno spettacolo che ti fa riflettere su alcuni aspetti della vita: la Fede, il concetto di porgere sempre l’altra guancia, l’importanza dell’amore e il fatto che l’uomo commette degli errori per ignoranza e non perché nasce cattivo; nozione largamente espressa nella scena in cui tutti i compaesani di Don Silvestro abbandonano l’arca perché ingannati dalle parole del vescovo.

In fine, durante la serata dell’8 aprile, è stata toccante la sensibilizzazione nei confronti dell’orrore che sta vivendo il popolo ucraino: in sala erano presenti ben 50 profughi di guerra.
 

La loro presenza è stata la testimonianza che il teatro riesce a regalare momenti di armonia e unione anche nei periodi più tristi e difficili. Questo ci fa capire che, bisognerebbe frequentare il teatro perché, se lo si fa, non si può odiare: saremmo troppo impegnati ad amare!


In scena al Teatro Brancaccio fino al 30 aprile 2022.







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