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NASCE L' ASSOCIAZIONE STEFANO D'ORAZIO

                                                           Ad un anno dalla scomparsa di uno dei più amati artisti italiani   NASCE L’ASSOCIAZIONE STEFANO D’ORAZIO   UN PROGETTO RIVOLTO A GIOVANI ARTISTI DI TALENTO   «Vorrei poter contribuire ad accendere degli entusiasmi e delle attenzioni verso qualcuno che meriti una storia di successo fortunata come la mia» Stefano D’Orazio     Ad un anno dalla scomparsa di un grande artista, che insieme ai Pooh ha fatto la storia della musica italiana nasce l’Associazione Stefano D’Orazio, un progetto rivolto a giovani artisti di talento. Lo scopo dell’Associazione è quello costituire un polo di eccellenza nel settore artistico-musicale-imprenditoriale, un’accademia di alta formazione professionale ed imprenditoriale per giovani artisti, quale strumento di integrazione sociale e culturale, con potenziale innovativo e di crescita per il sistema economico, occupazionale e sociale. Associazione Stefano D’Orazio si pone come obiettivo quello di organi

Santi, balordi e poveri cristi


Il Teatro Kopó presenta Santi, balordi e poveri cristi di e con Giulia Angeloni e Flavia Ripa, in scena dal 19 al 21 gennaio, venerdì e sabato alle 21, domenica alle ore 18.

Due donne, due cantastorie, fuggite da un circo nella speranza di liberarsi dei fenomeni da baraccone con i quali si trovavano costrette a convivere. Tutti i personaggi che incontreranno sulla loro strada, nel disperato tentativo di prendere contatto col tanto agognato mondo reale, si riveleranno però ancora più bizzarri dei colleghi del circo da cui erano fuggite. 

E sarà proprio attraverso le storie di questi personaggi strampalati che le due narratrici tenteranno di cantare quello che della realtà hanno imparato. Il tema portante di questo spettacolo è la non appartenenza, l’esistenza ai margini, lontana da ciò che viene identificato come norma costituita. I personaggi dei racconti visionari delle protagoniste sono considerati come scarti della società. Sono in bilico tra il sentirsi rifiutati e il rifiutare a loro volta di integrarsi nella collettività. 

Il loro universo contiene la follia, la fascinazione e l’orrore di una corte dei miracoli o di una compagnia circense come quella dalla quale provengono le due narratrici. La pièce parla a noi e di noi, dei nostri ghetti sociali ed interiori, dei nostri tabù, di quel desiderio di appartenenza che è bisogno insito nell’uomo e di quanto alto possa essere il costo per chi sceglie o è costretto a rinunciarci. 

Santi, balordi e poveri cristi è teatro di narrazione arricchito da suoni, musica e canti. Attinge a piene mani alla tradizione delle fiabe, della cultura orale, dei dialetti e dell’immenso immaginario poetico e letterario proprio della cultura popolare italiana. Il rapporto col pubblico è diretto. Come sempre accade in questo tipo di rappresentazione teatrale, lo spettatore non è solo colui che assiste, poiché è messo nella condizione di essere attivamente partecipe di un momento di scambio e condivisione.

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