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SIMONE SASSUDELLI DEBUTTA IN "OLIVER" AL CARPENTER PERFORMING ARTS CENTER





Sono tanti gli artisti italiani che lavorano all'estero nel mondo del musical. Oggi vi parlo di Simone Sassudelli, ventiquattrenne  di Trento, che a breve debutterà nell'ensemble di OLIVER!, insieme all'ex- Fantasma dell'Opera Davis Gaines. 



Prima dell'intervista, conosciamolo meglio.

Simone studia al liceo linguistico di Trento perchè nella sua testa è sempre balenata l'idea di usare lo strumento della lingua per potersi trasferire all'estero e lavorare nel mondo del musical; l'obiettivo erano gli Stati Uniti sin d'allora.
A seguire si è  trasferito a Milano per frequentare l'SDM, diplomandosi nel 2016, portando in scena 
Funny Girl e Full Monty.
La stagione immediatamente successiva era in West Side Story con la regia di Federico Bellone (Wizard Production) dove ha interpretato Snowboy.
L'esperienza in SDM è stata fondamentale perchè lo ha aiutato a costruire delle basi solidissime e soprattutto, oltre che artisticamente, lo ha formato sotto un punto di vista di disciplina e professionalità.

Il suo obiettivo però, era quello di trasferirsci oltreoceano.
Và a Londra per l'audizione di AMDA American Musical and Dramatic Academy di Los Angeles, sotto consiglio del carissimo Eugenio Contenti (ex-allievo e ora docente di AMDA a New York), dove si è diplomato lo scorso ottobre. La scuola stessa, così come è stato per Milano, è costituita da docenti che sono attivi lavoratori nel settore e questo gli ha dato modo di lavorare con alcuni di essi in due produzioni (concerto danza "Celestial Bodies" con Nicole Berger e il musical "La Ronde" con regia di Joel Bishof e coreografie di Tracy Silver).
Lo scorso autunno ha avuto l'opportunità di lavorare per la Compagnia Della Rancia nel tour del musical Grease, congelando gli studi per un semestre.
Vivendo a Hollywood ed essendo Los Angeles la casa del cinema americano, è entrato a far parte del film "The Shell" come co-protagonista, che verrà inviato ai festival del cinema americani quest'estate.
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Quando hai capito che dovevi intraprendere questo mestiere?

Il palco è un qualcosa che ho sentito forte sin dalla mia prima recita a sei anni. A casa costruivo teatri e palchi sul tavolo della cucina e ogni festa di famiglia era una scusa per fare spettacolo. Da lì non ho mai smesso di volerlo. La chiamata per il musical è stata poi quando ho visto per la prima volta Mary Poppins a Los Angeles anni fa. Le macchine di fumo, le scenografie che si muovevano, Bert che faceva tap a testa in giù, la cura del dettaglio e le mie lacrime a fine spettacolo: volevo riuscire a far emozionare il pubblico così come quelle meraviglie avevano emozionato me.



Oltre alle basi fondamentali per iniziare il tuo percorso, cosa ti ha lasciato l'esperienza in SDM?

All'SDM ho capito quanto la passione o il talento servano, ma non bastino: ci vogliono metodo, costanza e disciplina. I due anni lì mi hanno regalato uno specchio in cui potevo correggere ciò che non andava e notare quando invece le cose funzionavano, limare ciò che era ancora troppo acerbo e mi hanno permesso di confrontarmi per la prima volta con veri professionisti del mestiere e compagni di viaggio che sono stati sostegno, modelli da cui attingere ed amici.

Hai un idolo, un'icona a cui ti sei ispirato? 

Non credo di avere un unico idolo. Ciò che più mi attrae di più è quando qualcuno mi parla della propria arte o quando mi racconta dei propri sogni... ecco allora che quella diventa la mia fonte di ispirazione più grande. Mi spinge a fare quel passo in più per andare in sala prove a cantare brani che ritengo troppo difficili, fare una lezione di break dance sapendo di essere negato o iscrivermi a una scuola di circo. Che sia nel piccolo o nel grande non importa... chi crede per davvero in ciò che fa diventa per me un modello prezioso. 

Un ragazzo così giovane che decide di trasferirsi all'estero. Qual è stata la difficoltà maggiore per Simone ragazzo e per Simone performer?

Lasciare la famiglia e gli amici più cari e il non poterli portare con me in questo viaggio. Esiste Whatsapp, è vero, le videochiamate con mio papà (perchè la mamma Olli si agita se mi vede in video), i social media, ma a volte mi manca poterli abbracciare tutti. Il solo saperli lì a braccia aperte però mi rincuora e mi basta.
La sfida più grande per "Simone performer" è forse stata quella di accettare i propri errori, ma soprattutto saper riconoscere che quando il lavoro è stato fatto e si è dato il massimo, una pacca sulla spalla ce la si può dare senza risultare presuntuosi agli occhi degli altri. E' giusto ammettere il proprio valore.. e la mia sfida è stata proprio capire questo. 

A breve il tuo primo debutto professionale nel musical OLIVER. Raccontaci quale sarà il tuo ruolo e com'è stato questo allestimento?

Che emozione enorme! In questo spettacolo farò parte dell'ensemble insieme a talentuosissimi performer; il cast dei principals è principalmente costituito da giovani ragazzini o adulti più grandi di me. I primi giorni saranno dedicati a partiture e staging con pezzi di danza e poi cominceremo a provare con l'orchestra dal vivo. Sarà una preparazione breve ma intensa. Lunedì si comincia e, per quanto strano possa sembrare, non vedo l'ora di sudare un po'! 



Quale consiglio ti senti di dare ai ragazzi della tua età che iniziano a muovere i primi passi nel mondo del musical?

Crederci, sempre, e con tutte le forze anche dopo i "prossimo, grazie", e anzi usare tutte le porte in faccia come motivazione per fare meglio. Essere buoni con se stessi e sapersi perdonare se il passo o la nota non vengono perfetti. Ascoltare solo chi vuole il nostro bene ed ascoltarsi prima di prendere decisioni, ma anche rischiare.. che tante volte è quella la scelta migliore.
Mi sono reso conto che in questa vita, che a volte può sembrare una grande audizione, noi siamo sempre dall'altra parte del tavolo.

IN BOCCA AL LUPO SIMONE!!!

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