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Trani Teatro Clown. L'Intervista al direttore artistico Santo Nicito.

  E' stata una prima edizione di grande successo quella del Trani Teatro Clown Festival Internazionale che dal 6 all'11 luglio ha rallegrato la città di Trani con spettacoli, incontri, laboratori e workshop tutti incentrati sulla figura del Clown. Tantissimi i partecipanti per un'edizione che ha rappresentato solo l'inizio di una nuova avventura che continuerà anche d'inverno nella bellissima città pugliese. Abbiamo intervistato Santo Nicito direttore artistico della Rassegna.       E' terminato da poco il Trani Teatro Clown qual è il bilancio di questa esperienza? Assolutamente positiva! I numeri sono dalla nostra parte, questo dimostra che l’offerta messa in campo ha   suscitato curiosità e interesse. Questa prima edizione del Trani Teatro Clown Festival Internazionale è stata la realizzazione di un sogno. Un vero miracolo! Abbiamo gettato le basi per quello che già da settembre, per la seconda edizione, speriamo e vogliamo sia un progetto molto più

Santi, balordi e poveri cristi


Il Teatro Kopó presenta Santi, balordi e poveri cristi di e con Giulia Angeloni e Flavia Ripa, in scena dal 19 al 21 gennaio, venerdì e sabato alle 21, domenica alle ore 18.

Due donne, due cantastorie, fuggite da un circo nella speranza di liberarsi dei fenomeni da baraccone con i quali si trovavano costrette a convivere. Tutti i personaggi che incontreranno sulla loro strada, nel disperato tentativo di prendere contatto col tanto agognato mondo reale, si riveleranno però ancora più bizzarri dei colleghi del circo da cui erano fuggite. 

E sarà proprio attraverso le storie di questi personaggi strampalati che le due narratrici tenteranno di cantare quello che della realtà hanno imparato. Il tema portante di questo spettacolo è la non appartenenza, l’esistenza ai margini, lontana da ciò che viene identificato come norma costituita. I personaggi dei racconti visionari delle protagoniste sono considerati come scarti della società. Sono in bilico tra il sentirsi rifiutati e il rifiutare a loro volta di integrarsi nella collettività. 

Il loro universo contiene la follia, la fascinazione e l’orrore di una corte dei miracoli o di una compagnia circense come quella dalla quale provengono le due narratrici. La pièce parla a noi e di noi, dei nostri ghetti sociali ed interiori, dei nostri tabù, di quel desiderio di appartenenza che è bisogno insito nell’uomo e di quanto alto possa essere il costo per chi sceglie o è costretto a rinunciarci. 

Santi, balordi e poveri cristi è teatro di narrazione arricchito da suoni, musica e canti. Attinge a piene mani alla tradizione delle fiabe, della cultura orale, dei dialetti e dell’immenso immaginario poetico e letterario proprio della cultura popolare italiana. Il rapporto col pubblico è diretto. Come sempre accade in questo tipo di rappresentazione teatrale, lo spettatore non è solo colui che assiste, poiché è messo nella condizione di essere attivamente partecipe di un momento di scambio e condivisione.

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