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Tornano in scena "I Nuovi Tragici"

            I NUOVI TRAGICI monologhi scritti e diretti da Pietro De Silva TEATRO MARCONI  18/19/20 GIUGNO 2021 Tornano in scena I Nuovi Tragici. La rassegna nata nel 1990 arriva sul palco del Teatro Marconi il 18, 19 e 20 giugno 2021. Si tratta di monologhi scritti e diretti da Pietro De Silva portati in scena da giovani attori che partecipano al Festival. A presentare la serata due ospiti d'eccezione: Marco Simeoli e Bruno Maccallini. Una storica rassegna dunque a cui hanno partecipato circa ottanta attori fra i quali Enrico Brignano, Flavio Insinna, Neri Marcorè, Valerio Aprea, Massimiliano Bruno, Paola Cortellesi, Francesco Pannofino, Paola Minaccioni, Massimiliano Bruno, Valerio Aprea e tanti altri Il termine NUOVI TRAGICI è dichiaratamente ironico. Si tratta di una serie di monologhi sotto forma di casi clinici singolari. Individui disperati che cercano conforto, confessando in pubblico le loro piccole e grandi manie. Si prende di mira la follia e i suoi derivati, con occhio

Cantico dei Cantici - Forte come la morte è l’amore


giovedì 14 e venerdì 15 Dicembre 

Annig Raimondi

Cantico dei Cantici

Forte come la morte è l’amore

Rito sonoro per voce e piano

Con Annig Raimondi, Alessandro Pazzi e al pianoforte Francesca Badalini.

Pontos-Teatro con Pacta dei Teatri.

Il Cantico dei Cantici: il poema d'amore più conosciuto, più commentato, più tradotto nella Storia, e anche il più misterioso il cui contenuto è fra i più originali e, si direbbe, fra i più inaspettati della Bibbia: parla infatti esclusivamente di amore.

Non è forse mai avvenuto che un libro di così piccola mole abbia provocato una letteratura così abbondante e disparata come il Cantico: dal Voltaire, che lo chiamò "canzone degna d'un corpo di guardia dei granatieri" e che trova in sostanza consenzienti moltissimi studiosi moderni, fino a Rabbi ‛Aqībā che invece lo definì "il santissimo fra i Kethūbhīm" e a S. Teresa che trovò in esso l'occasione delle più eccelse elevazioni mistiche,

Note allo spettacolo

“Forte come la morte è l’amore” può diventare la sigla poetica , simbolica e spirituale di quel gioiello letterario che è il “Cantico dei Cantici” della Bibbia.

In questo “Cantico sublime”- come sarebbe più giusto tradurre dall’ebraico- non esiste azione, le 1250 parole di cui è composto diventano una preghiera libera, spasmodica, un verbo che diventa carne, per usare una frase cara a Testori. Nel tentativo arduo di metterlo in scena si è volutamente scartata sia l’ipotesi di avere come protagonisti due giovani e affascinanti amanti sia quella del matrimonio tra Cristo e la Chiesa. Se analizziamo il testo capiamo subito che la protagonista assoluta è una donna! 

E’ lei che parla di più, è lei a pronunciare sia le prime sia le ultime parole. Abbiamo pensato a una donna non più giovanissima; sola, malata, che abita uno spazio dell’anima, astratto. Sicuramente è una donna che deve riempire dei vuoti terribili che la vita le ha procurato. Lo fa con la sola arma che ha a disposizione: la memoria! Attraverso la memoria rievoca il suo amato, il tempo in cui era giovane, aveva l’amore, il primo amore, quello che la vita regala a tutti per poi riprenderselo senza preavvisi. Le parole diventano un mezzo per sostituire pace al dolore, speranza alla morte! E’ proprio la morte l’avversario più potente per gli esseri umani: di Eros e Thanatos è imbevuta tutta la tragedia greca da cui deriva il teatro contemporaneo. 

L’amato naturalmente è presente, come una lama di luce che arriva direttamente dal passato; lui infatti è ancora giovane e le appare per ricordarle un’antica felicità, un lontano piacere dei sensi. Naturalmente esiste un approdo felice, uno spazio temporale dove si sente un vento leggero che calma il dolore; ma come tutte le cose della vita non è definitivo. L’amato sparisce, la musica sparisce, la donna lo chiama ancora non rinunciando alla lotta: “Corri mio amato”. E quella donna sola diventa il simbolo dell’umanità che nell’ora del dolore alza gli occhi al cielo e a un essere che non risponde ma che fa sentire la sua presenza in ogni cosa, grida una preghiera libera, disperata, tremendamente necessaria forte come la vita, come la morte! La musica di Piazzolla, Puolenc, Chopin e Debussy suonata dal vivo da Francesca Badalini al piano, contribuisce a sottolineare questa idea di amore e morte presente in tutta l'opera.
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Alta Luce Teatro
Alzaia Naviglio Grande 192 - 20144 Milano
Info e prenotazioni: 348.7076093 - alt@altaluceteatro.com
Prezzi: 13 euro con tessera associativa (costo 2 euro. Valida per la stagione 2017/2018 )
Orario spettacolo: ore 21. A seguire brindisi con gli artisti

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