Passa ai contenuti principali

IL NOME DELLA ROSA - regia e adattamento Leo Muscato

Foto Alfredo Tabocchini
28 novembre – 3 dicembre | Teatro della Pergola
(ore 20:45; domenica ore 15:45)

Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile di Genova, Teatro Stabile del Veneto
in accordo con Gianluca Ramazzotti per Artù
e con Alessandro Longobardi per Viola Produzioni
con il sostegno di Fideuram

Eugenio Allegri, Giovanni Anzaldo, Giulio Baraldi, Luigi Diberti, Marco Gobetti, Luca Lazzareschi, Bob Marchese, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Alfonso Postiglione, Arianna Primavera, Franco Ravera, Marco Zannoni

IL NOME DELLA ROSA

di Umberto Eco

prima versione teatrale italiana di Stefano Massini (© 2015)

scene Margherita Palli

costumi Silvia Aymonino

luci Alessandro Verazzi

musiche Daniele D’Angelo

video Fabio Massimo Iaquone, Luca Attilii

assistente regia Alessandra De Angelis

assistente scenografa Francesca Greco

assistente costumi Virginia Gentili

regia e adattamento Leo Muscato


Durata: 2h e 15’, con intervallo.


Il nome della rosa è un omaggio a Umberto Eco nella prima versione teatrale italiana di Stefano Massini per la regia di Leo Muscato, al Teatro della Pergola di Firenze da martedì 28 novembre a domenica 3 dicembre.

Un cast di tredici attori dà vita a quaranta personaggi, con una recitazione empatica, colloquiale, quotidiana, per uno spettacolo che, nell’insieme, ha un taglio avvincente.

“Se è vero che al centro dell’opera di Eco – afferma Leo Muscato – vi è la feroce lotta fra chi si crede in possesso della verità e agisce con tutti i mezzi per difenderla, e chi al contrario concepisce la verità come la libera conquista dell’intelletto umano, è altrettanto vero che non è la fede a essere messa in discussione, ma due modi di viverla differenti”.

Su uno sfondo storico-politico-teologico, nel momento culminante dello scontro tra Chiesa e Impero sul finire del 1300, si dipana un racconto dal ritmo serrato tra cronaca medioevale, romanzo poliziesco, allegoria e giallo.

Una produzione Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile di Genova, Teatro Stabile del Veneto.

Scritto nel 1980 e vincitore del Premio Strega nel 1981, Il nome della rosa, best seller della letteratura italiana, è stato tradotto in 47 lingue e classificato da ‘Le monde’ tra i 100 libri più belli del XX secolo. La sua versione cinematografica è stata diretta da Jean-Jacques Annaud nel 1986, con protagonista Sean Connery. Leo Muscato, che alterna regie di prosa a quelle liriche, ha trovato nel romanzo di Eco una sfida appassionante: al Teatro della Pergola di Firenze, da martedì 28 novembre a domenica 3 dicembre, ne dirige la prima versione teatrale italiana scritta da Stefano Massini. Con Eugenio Allegri, Giovanni Anzaldo, Giulio Baraldi, Luigi Diberti, Marco Gobetti, Luca Lazzareschi, Bob Marchese, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Alfonso Postiglione, Arianna Primavera, Franco Ravera e il fiorentino Marco Zannoni.

“Dietro a un racconto trascinante, il romanzo di Umberto Eco – sostiene Leo Muscato – nasconde una storia dagli infiniti livelli di lettura: un incrocio di segni dove ognuno ne nasconde un altro. La struttura stessa del libro è di forte matrice teatrale. Vi è un prologo, una scansione temporale in sette giorni e la suddivisione di ogni singola giornata in otto capitoli, che corrispondono alle ore liturgiche del convento (Mattutino, Laudi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta). Ogni capitolo – prosegue il regista – è introdotto da un sottotitolo utile a orientare il lettore, che in questo modo sa già cosa accade prima ancora di leggerlo. Quindi, la sua attenzione non è focalizzata da cosa accadrà, ma dal come. Questa modalità a noi teatranti ricorda i cartelli di brechtiana memoria e lo straniamento che ha caratterizzato la sua drammaturgia”.


La scena si apre sul finire del 1300, nel momento culminante della lotta tra Chiesa e Impero che travaglia l’Europa da diversi secoli. Un vecchio frate benedettino, Adso da Melk, è intento a scrivere delle memorie in cui narra alcuni terribili avvenimenti di cui è stato testimone in gioventù. Nello spettacolo, questo io narrante diventa una figura quasi kantoriana, sempre presente in scena, in stretta relazione con i fatti che lui stesso racconta, accaduti molti anni prima in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Sotto i suoi e nostri occhi si materializza un se stesso giovane, poco più che adolescente, intento a seguire gli insegnamenti di un dotto frate francescano, che nel passato era stato anche inquisitore: Guglielmo da Baskerville. E proprio Guglielmo è stato chiamato per compiere una missione, il cui fine ultimo sembra ignoto anche a lui.

“Quei ricordi si materializzano, diventano corpo e suono. Abbiamo immaginato uno spazio conoscitivo – interviene Muscato – decisamente onirico e ci siamo aiutati componendo una colonna sonora fatta di suoni e melodie semplici, che prendessero per mano lo spettatore e lo aiutassero a seguire i labirinti della memoria di questo vecchio benedettino, così profondamente segnato dai fatti efferati accaduti settant’anni prima e dall’incontro con una fanciulla che non ha mai dimenticato: “Dell’unico amore terreno della mia vita non sapevo e non seppi mai neppure il nome”. Noi ci siamo divertiti a chiamarla Rosa”.

Il ricordo del vecchio Adso diventa così la struttura portante dell’intero impianto scenico, concepito come una scatola magica in continua trasformazione: una scatola nera e astratta con una serie di feritoie attraverso cui far entrare luci e oggetti con i quali evocare i diversi ambienti dell’azione: una biblioteca, una cappella, una cella, una cucina, un ossario, una mensa. Le video proiezioni hanno la funzione drammaturgica di visualizzare gli stati d’animo dei personaggi che in quel momento abitano la scena. Delle musiche originali, frammiste a canti gregoriani eseguiti a cappella dagli stessi interpreti, contribuiscono a creare luoghi di astrazione in cui la parola si fa materia per una fruizione antinaturalistica della vicenda narrata e alimenta nello spettatore una dimensione percettiva che lo porta a dimenticarsi, per un paio d’ore, del meraviglioso film di Jean-Jacques Annaud.
----------------------
Prezzi

Interi

Platea € 34

Palco € 26

Galleria € 18



Ridotti – Over 60

Platea € 30

Palco € 22

Galleria € 16



Ridotti – Soci UniCoop Firenze (martedì, mercoledì)

Platea € 26

Palco € 19

Galleria € 14



Ridotti – Under 26

€ 22

€ 17

€ 13



Biglietteria

Teatro della Pergola

Via della Pergola 30, Firenze

055.0763333 – biglietteria@teatrodellapergola.com

Dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30

Circuito regionale BoxOffice e online su https://www.boxol.it/TeatroDellaPergola/it/advertise/il-nome-della-rosa/210426.



Commenti

Post popolari in questo blog

Torna a Milano la Baltic Sea Youth Philharmonic

Torna a Milano la Baltic Sea Youth Philharmonic, l'orchestra che unisce le diverse tradizioni musicali dei paesi che circondano il Mar Baltico, nella convinzione che la musica non conosca né confini né limiti, sia di natura geografica che di genere. Il tour, realizzato grazie al sostegno di Saipem, debutterà il 10 settembre a Heiden, in Germania, e toccherà, in dieci giorni, nove differenti città in Svizzera, Italia, Danimarca e Polonia. In Italia la Baltic Sea Youth Philharmonic sarà a Milano il 14 settembre nel suggestivo contesto della Basilica di Santa Maria delle Grazie, ospite dell’Associazione Musicale ArteViva, e a Verona il 15 settembre al Teatro Filarmonico per il festival “Settembre dell’Accademia” dove si esibirà per il secondo anno consecutivo. Il pubblico milanese avrà il piacere di applaudire i giovani artisti della Baltic Sea Youth Philharmonic per la quarta volta. L’orchestra, fondata nel 2008 da Kristjan Järvi (affiancato da un prestigioso consiglio di consulent

Rugantino - dal 10 marzo al Sistina!

  Per la gioia del pubblico rivive una pagina indimenticabile della lunga e gloriosa storia del Teatro Sistina: dopo lo stop forzato dovuto alla pandemia, dal prossimo giovedì 10, e fino al 27 marzo, sarà di nuovo in scena, con la supervisione di Massimo Romeo Piparo, la maschera amara e dissacrante di "Rugantino" dei mitici Garinei & Giovannini. Lo spettacolo, che fonde mirabilmente tradizione e modernità, viene presentato nella sua versione storica originale, con la regia di Pietro Garinei, le splendide musiche del M° Armando Trovajoli, le preziose scene e i bellissimi costumi originali firmati da Giulio Coltellacci: un imperdibile ritorno alle radici e un'occasione per riscoprire un classico del teatro musicale italiano. Sul palco, la splendida Serena Autieri, ancora una volta straordinaria interprete dell'intrigante personaggio di Rosetta, donna bella altera e irraggiungibile, che fa battere il cuore di Rugantino, un ruolo in cui l’attrice napoletana dà prova

Torna in scena "The Boys in the band". Gabrio Gentilini sarà ancora Donald.

Gabrio Gentilini sarà in scena sabato 26 marzo al Teatro Nuovo di San Marino con lo spettacolo “The Boys in the Band”, di cui è co-protagonista dalla prima messa in scena italiana del 2019. Nella piece, proposta al pubblico italiano grazie alla traduzione e all’adattamento di Costantino della Gherardesca, che la produce accanto a Giorgio Bozzo, il regista, Gabrio ricopre il ruolo di Donald, un ragazzo di 28 anni, americano e gay, che con la sua presenza a una festa di compleanno tra amici omosessuali in un appartamento di New York a fine anni '60, creerà varie dinamiche all’interno del gruppo, in un crescendo di colpi di scena, tensione, umorismo feroce e riflessioni profonde. Gabrio ha nel suo curriculum esperienze molto importanti nel teatro di prosa e musicale oltre che ruoli in produzioni cinematografiche e televisive nazionali. “Sono veramente contento di portare questo spettacolo nella mia Romagna. Ne amo il testo, così come la sintonia che si crea con i mie colleghi ogni vol