Balletto Civile al Ravello Festival con due nuove produzioni - 28 luglio e 2 agosto

11:07

Due nuove produzioni di Michela Lucenti inaugurano Ravello Festival Danza e Tendenze, direzione artistica Laura Valente.

Il Ravello Festival, che coproduce entrambi i titoli, ha affidato a Michela Lucenti e al suo collettivo di performer Balletto Civile l’omaggio a Shakespeare.

Da poco insignita del prestigioso Premio Hystrio Corpo a Corpo 2016, la compagnia di teatro danza presenterà due lavori di ispirazione shakespeariana: il primo Before Break, tratto dalla Tempesta di Shakespeare, sarà in scena giovedì 28 luglio, con le musiche dal vivo di Julia Kent (violoncellista di Antony and the Jhonson) mentre Killing Desdemona, da Otello, con le musiche originali di Jochen Arbeit (della celebre band elettronica berlinese Einstürzende Neubauten) sarà presentato martedì 2 agosto.

La coreografa italiana -da sempre impegnata in un lavoro dalla forte tensione etica- dedica a William Shakespeare, a 400 anni dalla morte, un omaggio su commissione del Festival di Ravello, attraverso le linee e i passi di una delle indimenticabili eroine del Bardo. Michela Lucenti, dal 2003 capofila di una formazione di «danzattori» (sulle orme di Pina Bausch) significativamente denominato Balletto Civile, è ormai famosissima per i suoi singolarissimi lavori in cui danza e teatro confluiscono in un canto concreto (canti popolari, cori sacri, canzoni della tradizione italiana) e dell’anima, al servizio di un «movimento narrativo» che ha fatto di questa coreografa e della sua compagnia una delle più originali in circolazione. Il binomio Lucenti-Desdemona si annuncia pieno di inaspettate fascinazioni. Come quello per la nuova creazione Before Break, sempre ispirata a Shakespeare e alla sua «Tempesta».
Balletto Civile
Before Break

ideazione e coreografia Michela Lucenti

suoni Maurizio Camilli

danzato e creato con Fabio Bergaglio, Ambra Chiarello, Aziz El Youssoufi, Giovanni Leonarduzzi, Mirko Lo

Piccolo, Michela Lucenti, Maurizio Lucenti, Alessandro Pallecchi, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Demian Troiano, Natalia Vallebona

una produzione Balletto Civile
musica dal vivo Julia Kent
in collaborazione Centro Dialma Ruggero-FuoriLuogo/La Spezia; Fondazione Luzzati Teatro della Tosse
con il sostegno del Mibac

durata 60 minuti

Prima della rottura che cosa succede? In quale stato ci troviamo, e che cos'è per ognuno di noi il punto di rottura?

Ogni metallo ha un punto di rottura oltre il quale le fibre si spezzano. Un atto irrimediabile. La resistenza che ognuno oppone a una forza data dipende dalla composizione stessa del metallo e dalla grandezza proporzionale della forza applicata, possiamo sapere come e quando un metallo si spezzerà.

Sappiamo quanto può resistere, lo possiamo calcolare con una precisione quasi allarmante, fino a che punto possiamo piegarlo? La tensione applicata allarga le fibre e le tende come le corde di un arco.

Apparentemente all'inizio nulla cambia, ma dentro la temperatura aumenta le cellule legate una con l'altra da accordi stabiliti cominciano a muoversi, si allargano i recinti, il limite da superare è vicino. Oltre il quale nulla sarà più come prima.

Spezzati i legami solo una fusione potrà ricucirli ma la cicatrice sarà visibile e la forza sensibilmente minore. Nel nostro piccolo sistema mondo sfibriamo una situazione la portiamo al limite, quasi come base strategica del nostro alfabeto di dialogo. La crisi che ora stanno attraversando l'Europa e le sue frontiere, non è altro che questo. La dimostrazione dello sfibrarsi definitivo di un sistema, un prima di qualcosa che rischia di scoppiare e di rompersi totalmente.

Nella nostra vita sappiamo bene, e molto spesso lo capiamo a rottura avvenuta, quando siamo in una tensione che precederà una spaccatura, un punto di non ritorno e quindi di cambiamento.

Il cambiamento è sempre una rivelazione? Spesso un accadimento irrimediabile (che può essere grande ma anche molto piccolo) ci porterà a guardare gli altri e tutto quello che ci circonda in modo diverso. Questo irrimediabile ha qualcosa di definitivo e stupefacente che ci costringe a cambiare totalmente il nostro punto di vista. Che cos'è in grado di spostare l'asse sulla quale il nostro sistema di sguardo e quindi di giudizio si basa? Sicuramente l'altro da me, può provocare uno spostamento, la relazione profonda e' un vertiginoso trampolino di lancio per la rottura.

Noi tutti senza accorgercene ci prepariamo a cambiare. Lo facciamo radicalmente preparando il momento, a tratti con una gestazione molto lunga e il più delle volte silenziosa e quindi per chi ci circonda totalmente inaspettata. Fino a quando internamente siamo in grado di equilibrare le forze che ci restano prima di arrivare al Break? E cos' è questo Break? Rinascita? Perdita? Stare nell'attimo prima, il dopo diventa per ognuno un cammino, il prima invece ci accomuna perché ha a che fare con la resistenza, con il riorganizzare le forze, con il ritmo interno, con quanto un sistema puo' modificarsi prima di rompersi. La nostra attenzione non è sul knock-out ma sul knock-down che consiste nell'atterramento dell'avversario. Quando il pugile tocca la superficie del ring con il proprio corpo, fatta eccezione per gli arti inferiori, in seguito ai colpi incassati. Comincia il conteggio.

Comincia la nostra indagine guidata da un grande testo shakespeariano La Tempesta, in apparenza una favola che sembra fuori dal tempo e dallo spazio ma nella quale invece convivono tutte le contraddizioni che attanagliano l'uomo tra ciò che è sfuggente illusione e ricerca feroce della realtà, anche come conoscenza della propria precarietà e finitudine così come della propria imperfezione e debolezza. I nostri Ariel e Calibano si moltiplicano in un susseguirsi di tentativi di vero combattimento tra le nature opposte che ci guidano. Il paradiso non è del tutto perduto e ancora possiamo " tendere alla risalita". Nel momento del knock-down che cosa vediamo che sogno facciamo? Che cosa dobbiamo perdonarci per accettare di non rimanere stesi a terra e rialzarci? Se l' arte è il terreno di confronto, allora il punto di rottura esiste per un corpo, per un suono, per un'immagine. L'avventura sarà consueta cioè quella di assistere ad uno spettacolo, ma sin da subito il coinvolgimento degli spettatori, di cui cerchiamo le mani in piena luce,tenderà ad essere un cammino di conoscenza, confrontando di momento in momento, di scena in scena la propria conoscenza con quella dei personaggi ponendoci di fronte all'isola in cui siamo confinati con le stesse domande.

Ecco vogliamo indagare questa gestazione che è un'anticipazione dell'evolversi, per noi l'equivalente del principio creativo. Una consapevolezza profonda legata a noi come artisti ma prima di tutto come uomini.
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KILLING DESDEMONA

liberamente tratto da Otello

di Michela Lucenti e Maurizo Camilli
regia e coreografia Michela Lucenti
aiuto regia Enrico Casale
musica originale eseguita dal vivo Jochen Arbeit (Einstürzende Neubauten)
interpretato e creato da Fabio Bergalio, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Michela Lucenti, Demian Troiano, Natalia Vallebona
scene e costumi Chiara Defant
realizzazione scene Alessandro Ratti
disegno luci Stefano Mazzanti
suono Tiziano Scali
produzione Balletto Civile, Festival delle Colline Torinesi, Ravello Festival, Neukoellner Oper Berlin, Compagnia Gli Scarti
con il sostegno di Mare Culturale Urbano , CTB Centro Teatrale Bresciano , Festival Resistere e Creare, Centro Dialma Ruggiero-FuoriLuogo

Io lavoro tra le crepe, dove la voce inizia a danzare, dove il corpo inizia a cantare, dove il teatro diventa cinema Meredith Monk

Uccidere Desdemona è come spegnere una visione tutta femminile e fragile del mondo, far cessare un incanto, forse un mistero. L'uomo ammazza quando non può possedere. Nel dramma di un femminicidio, il più famoso del teatro, Desdemona è circondata da maschi, una fragilissima donna con la forza di un usignolo, una simil Edith Piaf, urla il suo diritto di essere così com'è. Killing Desdemona risulta anche un manifesto danzato della libertà creativa.

Con partitura musicale scritta ed eseguita dal vivo dal famoso compositore berlinese Jochen Arbeit, chitarrista degli Einstürzende Neubauten e degli Automat ed ex membro di un altro gruppo mitico della scena degli anni '80 di Berlino, Die Haut, maestro del noise elettronico contemporaneo, che tenderà un filo dall'inizio alla fine, per portare lo spettatore dal sogno alla rottura.

www.ballettocivile.org
www.neubauten.org/en/jochen-arbeit


Note di Michela Lucenti/Balletto Civile

Uccidendo il mistero. La poesia dell'amore è fragilissima, per noi è canto, gesto.
Il discorso non c'entra e quando arriva distrugge il mistero, cerca di spiegarlo di dipanare i suoi rivoli più profondi. Cerchiamo di razionalizzare ciò che per essenza è irrazionale, quello che lega due persone, ciò che per definizione è intangibile. E che cosa ci definisce puri se non l'essere incorruttibili sul nostro profondo sentire. Quando lo spazio privato, intimo diventa pubblico, lì il nostro io profondo deve essere difeso preservato.
Otello sente con forza ed è questo che lo rende affascinante, ma è troppo fragile nel difendere quello che ama, che sente, ha paura di essere ingannato soprattutto da se stesso, vive in pieno l'insicurezza occidentale, che destruttura ogni antica certezza.
Jago è un conquistatore, entra a gamba tesa sul terreno fragile, entra per distruggere per disilludere. È un one man show senza quarta parete, il suo spazio ė il proscenio (dove tra l'altro lo colloca da libretto anche Boito nella versione Verdiana), dialoga con il pubblico, è il tramite, il veicolo che cerca di far intendere, è lui che crea la possibilità della storia.
Jago distrugge il mistero, prepara con lunga gettata la parabola di uccisione di Desdemona, malgrado le menzogne, rimane sempre se stesso, nascondendosi dietro la maschera della normalità e della correttezza, solo negli a parte gli spettatori vedono la sua vera natura, in un work in progress simile a quello di un artista, dove si trasformerà con disinvoltura in uno straordinario, intelligente improvvisatore, portando alle estreme conseguenze il suo individualismo, fino a trasformare l'etica in estetica del male.
Desdemona è appunto il mistero, l'intangibilità del corpo di Desdemona che corrisponde alla sua purezza è l'unica risposta che il dramma può offrire di fronte all'incalzare del caos.
Tutti i personaggi maschili, anche Roderigo, lo stesso Cassio, vogliono esercitare il loro potere su Desdemona e sul suo corpo. Niente di più attuale direi.
Solo una solidarietà femminile nei gesti quotidiani, il semplice accudire come contenitore di senso al di là delle parole, questo le donne lo sanno fare. Questa come unica sapienza antica nostro malgrado.
La nostra Venezia avrà pochi elementi a segnare uno spazio metafisico, tutto è aperto, condiviso, non ci sono altro che corpi in relazione che non possono difendersi né nascondersi, poi ci sarà il proscenio come una ribalta da commedia dell'arte, che sarà percorso da un veneto vero e proprio che saprà parlare senza mezzi termini di quello che tiene in piedi questo nostro paese, i soldi, e lo farà solo attraverso le parole di Shakespeare.
Il ritmo non si allenterà non importa se si ride o si piange, tutto deve continuare alla luce del sole.
Per noi non è mettere in scena il dramma della gelosia, ma l'interruzione di una sensibilità altra, poetica, fisica, musicale, femminile.
Una sensibilità che è difficile spiegare, che sta all'origine del mistero e dell'atto vero e proprio del creare, che produrrà sempre azioni di distruzione da parte del mondo maschile che lotta per comprenderla, per possederla, che quando non può averla la annienta. 

BALLETTO CIVILE Michela Lucenti incontra il lavoro della compagnia di Pina Bausch attraverso i suoi danzatori Beatrice Libonati e Jan Minarik, conoscenza importante che segnerà profondamente le sue scelte. Frequenta la Scuola Biennale del Teatro Stabile di Genova e contemporaneamente incontra l'ultima fase del lavoro di ricerca di Jerzy Grotowski, attraverso gli insegnamenti di Thomas Richards. 
Nel 2003, come naturale prosecuzione dell'esperienza de L'IMPASTO Comunità Teatrale Nomade, fonda Balletto Civile, progetto artistico nomade animato da una forte tensione etica.
L'équipe si caratterizza per la ricerca di un linguaggio scenico totale, privilegiando l'interazione tra teatro, danza, il canto dal vivo originale e la profonda relazione tra gli interpreti.
Gli spettacoli di Balletto Civile hanno molteplici ispirazioni che vanno dalla rilettura, spesso irriverente, dei grandi classici del Teatro della Danza e della Musica (La Sagra della primavera di Stravinsky, le Troiane di Euripide, Il Pomeriggio del Fauno, etc.) passando dalla drammaturgia originale di autori italiani (Alessandro Berti, Maurizio Camilli, Silvia Corsi,etc.) fino alla messa in scena di grandi autori stranieri (L'Amore segreto di Ofelia di Steven Berkoff).
Il Teatro Stabile d'Innovazione del FVG sostiene in residenza i primi anni di lavoro della compagnia che si stabilisce nel Teatrino di S. Osvaldo all'interno dell'ex Ospedale Psichiatrico di Udine.
Tra il 2005 e il 2007 inizia la collaborazione di Michela Lucenti e Balletto Civile con Valter Malosti (con il sostegno del Teatro Stabile di Torino) negli spettacoli The Sound of Voice, Disco Pigs, Ecce Homo e Macbeth.

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